Elisa De Montis nasce in gennaio del 1993 a Torino. Il suo percorso artistico ha inizio con il suo trasferimento in Spagna ('14-'19) sviluppandosi in un primo momento attraverso la fotografia, dove sperimenta fin da subito una passione per la manipolazione fotografica disegnando digitalmente sugli scatti e creando collage utilizzando elementi di frame diversi per creare ambientazioni surreali ed effetti plastici.
Dopo aver ottenuto alcuni premi di riconoscimento decide di tornare momentaneamente in Italia, dove perfeziona i suoi studi sul disegno come autodidatta e, nel frattempo, inizia ad appassionarsi alla poesia e alla letteratura che nel '24 l'aiutano nel far prendere forma alla sua prima opera pittorica ad olio "I sette Principati", dipinto che unisce il suo interesse per l'espressione simbolica ai temi religiosi. Tutt'ora De Montis produce opere ad olio nel suo Atelier domestico continuando a studiare da autodidatta.

Tra i maggiori artisti classici che influenzano il suo lavoro si possono citare Khnopff, Max Ernst, Bosch, Burne-Jones, Simberg, De Chirico, Khalo, Dalì, Kubin con una particolare predilizione per El Greco. Il surrealismo diviene da subito fonte di grande applicazione per l'artista che, però, non sente appartenere del tutto alle proprie opere. Il suo linguaggio è maggiormente concentrato al grande flusso del simbolismo che, negli anni, viene via via perfezionato per adattarsi alla sua individualità.
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Nel suo primo percorso simbolico si avvicina alla narrazione del proprio Io, tormentato e volatile, attraverso le pose dei corpi che ritrae - specialmente attraverso la gestualità delle mani - e le allegorie bibliche. Necessità di redenzione e solitudine interiore sono i principali significati che emergono dalle prime opere, come in "Lo Scarabeo" o ancora in "E questo l'animale che non c'è" e "Nessuna vita dura quanto la morte". Moti interiori che sottolinea con alcuni dei titoli che sceglie per le proprie opere tratti da versi di poesie di autori come Josè Mendonca e R.M. Rilke.
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Successivamente, inizia ad esplorare un rinnovamento sulla visione della donna ai tempi moderni. Tema, quest'ultimo, che prende maggiormente parte delle sue ideologie pittoriche a lungo termine. Il suo lavoro è infatti attualmente concentrato a slegare la donna da un ruolo di martire mostrandola, invece, come una figura incline al mitologico. Nelle composizioni di De Montis si inseriscono elementi floreali e vegetali come collegamento inevitabile tra la natura umana ed il mondo circostante, fra la donna come generatrice di vita e madre natura generatrice di mondi. Il focus è sempre mirato nel mantenere un equilibrio fra ciò che realmente attornia l'uomo e quello che, invece, scaturisce nel buio dell'animo. Le opere di De Montis mettono in scena un vero e proprio teatro psicologico, dove la costruzione sociale si scontra con la spontaneità dei sentimenti.
In questo spazio liminale, l'artista esplora il tentativo umano di controllare il caos interiore, trasformando la tela in un luogo di riflessione e scoperta di sé, un sé spesso duale - come in "Se Io Esisto". Nel dar voce alla sua urgenza sociale e artistica, percepisce la pittura come uno strumento per decodificare il mondo. La sua produzione invita l'osservatore a un viaggio visivo che celebra la bellezza del selvatico e la profondità dei legami invisibili che uniscono l'individuo all'universo.
